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Il tempo nella terapia

November 8, 2019

Una delle domande più frequenti che generalmente mi vengono poste all’inizio della terapia è: “quante sedute sono necessarie/ quanto tempo deve durare la terapia?”

Obiettivo di questo mio post è cercare di dare una risposta più o meno esaustiva a questa domanda.

Inizio con il voler sfatare qualche mito: se è vero che non tutti i pazienti sono uguali anche tutti i metodi di psicoterapia non lo sono! 

Se varcate il mio studio abbandonate l’idea un po’ vintage del terapista che fa sedere il paziente nel lettino, lo fa parlare da solo per un’ora e a fine seduta presenta fattura dicendo “ molto bene, ora ci dovremo vedere minimo due volte a settimana per i prossimi 7 anni”. 

Ecco, sebbene ci siano colleghi che siano ancora affezionati a quel metodo di lavoro, questo non è certo ciò che accade nel mio studio e non appartiene al metodo nel quale mi sono formata.

 

Che la vita sia “là fuori” è qualcosa che tengo bene in mente ed anche se durante un percorso mi affeziono in modo sincero e profondo ai miei pazienti, sono veramente felice quando finalmente possiamo salutarci per l’ultima volta (anche perchè ai tempi di internet, facebook e wapp, è facile rimanere in contatto, che sia anche solo attraverso una foto o un messaggino).

 

Ma veniamo al dunque: quanto dura una terapia? 

In media, se la persona ha degli obiettivi ben definiti, delle buone risorse ed è molto motivata, in una quindicina di sedute è già raggiungibile un cambiamento. 

Ovviamente questo non è un dato unico e definitivo: ci sono pazienti che utilizzano le sedute per avere solo una visione un po’ più nitida di una determinata situazione e quindi si ritengono soddisfatti dopo un paio di incontri.

Altri portano il peso di sofferenze da molto tempo ed hanno costruito la loro struttura di personalità su quel dolore per cui necessitano di maggiore spazio e delicatezza per potersi così “scomporre” e poi “ricomporre” necessitando dunque di una tempistica più lunga.

 

Il fatto di aver bisogno di qualche seduta in più non rende una persona ne “disturbata” ne “dipendente”, al contrario, questa persona proprio perchè è molto forte ha atteso tanto per ritagliare un suo spazio ed ora ha carichi di “pesi” che porta con sé ogni giorno.

Ad una persona che si è così tanto riempita di fatica non è certo rispettoso chiederle in due ore di modificare tutta se stessa, le sue credenze e la sua struttura che fino a quel momento l’ha tenuta in piedi.

 

Poi ci sono alcune persone per le quali è difficile anche ritagliare qualche ora al mese per sé stessi. Fanno combaciare tutto: casa, lavoro, amici, palestra, visite, ma non riescono mentalmente a dire “quest’ora non serve a nessuno che non sia IO, è il mio tempo, è il mio spazio privato, è per i miei pensieri” e già abituarli alla nuova concezione di tenere del tempo per sé stessi è di per sé “terapeutico.”

 

E come si arriva alla fine?

Il momento della fine della terapia lo si avverte nel clima rilassato in cui procede la seduta, nei sorrisi del paziente che non racconta più delle difficoltà della vita, ma del modo in cui ha imparato ad affrontarle, dei nuovi pensieri e nuovi significati che prendono i suoi vissuti.

Ci si guarda e si capisce che si è arrivati alla tappa finale.

Spesso scendono lacrime di commozione e brillano gli occhi.

La porta non si chiude alle spalle, ma rimane aperta anche senza appuntamenti segnati nelle agende.

 

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