Perché portare i bambini dagli Psicologi?


Perchè portare i bambini dagli Psicologi?


Molto spesso ho sentito diverse persone che si stupivano di sapere che talvolta mi capita di lavorare con bambini, anche di età prescolare. Alcuni sembravano stupiti che potessero avere “problemi”. Purtroppo c’è ancora una vecchia concezione che vede la psicologia legata all’ ambito medico in particolare alla psichiatria in cui si cura il “patologico”. Ma la psicopatologia non è che una piccolissima parte degli ambiti di lavoro di uno psicologo.


E allora perchè anche i bambini vanno dallo psicologo?


Talvolta può capire che un bambino, nel corso dello sviluppo, mostri segni di disagio che possono manifestarsi con una regressione, cioè un comportamento presente tipicamente nei bambini più piccoli di lui (come il farsi la pipì addosso dopo che aveva imparato ad usare correttamente il bagno oppure il non riuscire più a dormire da solo nonostante lo facesse in precedenza).

Altre volte il bambino può alterare le sue abitudini quotidiane cambiando improvvisamente alimentazione o ritmi del sonno.

Anche un bambino che lamenta spesso di avere dolore o che si ammala facilmente potrebbe avere alla base qualcosa che lo turba.

Lo stesso andare male a scuola o fare fatica a concentrarsi può rappresentare che la sua mente è occupata da altri pensieri.

Un errore che spesso viene fatto è credere che adulti e bambini manifestino allo stesso modo le proprie emozioni, gli stessi manuali diagnostici mostrano come questo non accade ad esempio nella depressione l’adulto tende a chiudersi in se stesso e a rifiutare di fare delle attività mentre un bambino potrebbe diventare aggressivo, irrequieto e faticare nel mantenere la concentrazione. Questo diverso modo di apparire può generare fraintendimenti che portano l’adulto ad avere un atteggiamento punitivo anzichè comprensivo e il bambino potrebbe alla lunga chiudersi ancora di più nella sua sofferenza che non ha trovato ascolto.


Come si fa terapia con i bambini?


Un’altra domanda che mi è spesso stata posta è come si fa a lavorare con dei bambini che a differenza degli adulti sono meno consapevoli del loro mondo interno e di ciò che li turba. Certo, mettere un bambino seduto a raccontare di sé non è la modalità più proficua.

Nello studio di uno psicologo che vede i bambini devono esserci giochi, colori, fogli. Il bambino deve stare bene, si deve creare un clima di dolcezza, accoglienza e fiducia con il professionista.

Personalmente io credo che nell’ora di terapia sia la mia professionalità che deve adattarsi al bambino e non viceversa. Ogni attività proposta deve essere pensata e sviluppata per quel bambino in modo da riuscire a trovare la chiave di accesso in lui. Bisogna ridere insieme, ed essere autentici e genuini, perchè i bambini capiscono quando realmente sei interessato a lui e al suo stare bene.. Lavorare con i bambini è una vocazione e bisogna amare il proprio lavoro!


L’importanza della presenza dei genitori nei percorsi di terapia.

Credo nel fatto che sia fondamentale prima di vedere un bambino fare qualche incontro con chi si occupa di lui per raccogliere la sua storia, conoscere ciò che gli piace fare, avere un’idea di chi è quel bambino. Ogni piccolo è unico così come deve essere l’approccio nei suoi confronti.

Solo successivamente si può incontrare il bambino e si può scegliere se vederlo da solo o con i genitori, anche questa scelta deve essere fatta pensando a quella specifica famiglia, non esistono rigide regole o schemi.


Quale è il vissuto del bambino che va dallo psicologo?


Il bambino è felice di incontrare una persona che è attenta a lui e al suo benessere, che lo fa giocare e gli da la possibilità di esprimersi in totale accoglimento delle sue emozioni e del suo vivere. Avere uno spazio tutto suo in cui tutto ciò che prova viene accettato ed è permesso provare ogni emozione senza limiti è un’esperienza molto bella e liberatoria e questo permette di affrontare e superare anche ciò che fa più paura.


Ma i genitori non bastano?


I genitori sono alleati preziosi dello psicologo, ma talvolta, pur essendo persone attente e sensibili, non sono sufficienti. E questo perchè i bambini sentono le emozioni dei genitori e si preoccupano a loro volta per loro per cui possono voler nascondere loro alcuni dei loro vissuti di sofferenza. Un bambino a volte teme di condividere alcune cose perchè ha paura di far restare male le persone a cui tiene di più. Si pensi ad esempio ad un lutto, per esempio del nonno materno. Il bambino potrebbe “congelare” in apparenza le sue emozioni perchè sente che la mamma è già molto triste ed ha paura di darle un dolore maggiore.

Nonostante gli adulti spesso evitino di piangere davanti ai piccoli, i bambini comprendono gli stati d’animo e si comportano poi di conseguenza.

In questo caso è molto utile avere a disposizione una persona esterna, ma anche coinvolta e sensibile. Questo tutela il bambino nella sua libertà di espressione e favorisce l’elaborazione e il superamento del momento di difficoltà.

#psicologiainfantile

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