Pesoforma, Dieta e Psicologia

Molto spesso accade di vedere persone che dopo aver affrontato un percorso psicologico arrivano al colloquio sorridenti annunciando di essersi pesate ed aver piacevolmente scoperto di aver raggiunto il peso che desideravano sulla bilancia senza seguire diete particolari.

Altri ancora riferiscono di sentirsi meglio fisicamente e di ricevere più complimenti da amici e familiari.

E’ ormai noto e riconosciuto che mente e corpo non sono qualcosa di separato, ma si influenzano a vicenda e prendendosi cura dell’uno è possibile migliorare anche l’altro.

L’alimentazione non è quindi solo un “meccanismo biologico”, ma è legato a importanti implicazioni psicologiche che possono alterare il peso forma.

Di solito si avverte una chiara percezione di queste dinamiche nei periodi in cui si soffre di fame nervosa: mangiamo per cercare di placare tristezza, sofferenza, ansia, sensi di colpa… ma non sono le uniche occasioni in cui il nostro cervello, o meglio la nostra psiche, influisce sull’andamento del peso.

Nel percorso psicologico non ci si concentra solamente sui “chili” della persona come se questi fossero conseguenza di errori alimentari della stessa: l’obiettivo è affrontare il disagio psicologico per permettere alla persona di ritrovare il proprio equilibrio nella mente e quindi, di conseguenza, anche nel corpo.

Nel corso dei colloqui si approfondisce la conoscenza di sé, il modo di percepire e soddisfare i propri bisogni, la capacità di autocontrollo e il significato che ha il cibo per il paziente e per la sua famiglia (gratitudine? pienezza? disgusto? I problemi vengono affrontati a tavola? Ai festeggiamenti la famiglia partecipa con una cena speciale?).

Sono molti i significati emotivi che vengono dati al semplice atto di mangiare, ma in nessuna dieta se ne tiene conto.

La motivazione viene cercata solo nei numeri della bilancia e il traguardo viene difficilmente mantenuto poichè la mancanza di equilibrio interna non permette una stabiltà esterna.

Molto spesso infatti la sensazione di fame non viene percepita con chiarezza, ma viene confusa con stati d'animo come la rabbia, la stanchezza, la noia, la frustrazione. Allora il cibo, sempre a disposizione, diventa l'unica risposta immediata e indiscriminata a tutte queste situazioni emotive e assume il ruolo di soluzione apparente di ogni difficoltà.

Ci sono quindi persone che agiscono con il rifiuto del cibo (“si chiude lo stomaco”) mentre per altre il cibo diventa fonte di gratificazione e sentono il bisogno di “mangiare per riempire un vuoto”).

Viene così innescato un circolo vizioso tra insoddisfazione emotiva, cibo, alterazione del peso che è difficile interrompere ed è destinato a peggiorare se non si interviene con un supporto psicologico adeguato.


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