Se smettessi di avere paura...tu lasceresti la mia mano

 

Nell’arco della nostra vita spesso ci ritroviamo in situazioni tali da avere paura.. da bambini avevamo paura del buio, paura che la mamma non tornasse a prenderci a scuola, da adolescenti avevamo paura del giudizio dei nostri coetanei e di essere derisi dai ragazzi più grandi, da adulti di non avere un lavoro, una casa, una famiglia. Alcuni di noi sviluppano poi paure più strane, come degli insetti, dei cani, degli spazi chiusi, di guidare…

 

C’è qualcosa che accomuna tutte le paure: ogni paura limita in qualche misura la nostra vita, se per certi versi è frustrante per altri svolge un significato importante, così importante che vale l’essere vissuta… ci avvicina alle persone più importanti e impedisce loro di andarsene.

Così il bambino spaventato dal buio dorme vicino alla mamma e al papà, i ragazzi per essere accettati imparano al più presto le norme sociali, la morale e l’adeguarsi agli altri per stare in società, l’adulto si impegna nel lavoro, sopportandone i sacrifici per poter mantenere la sua famiglia.. colui che ha paura di guidare si garantirà di avere sempre qualcuno accanto a sé non riuscendo ad essere indipendente.

 

Ecco che perfino la paura che sembra più strana o folle nasconde all’interno un significato profondo che parla di vicinanza e di necessità di un legame sicuro.

Ovviamente il significato è celato e la persona non è sempre consapevole, spesso vive una sensazione di forte disagio che può sfociare in stati d’ansia persistente e attacchi di panico.

In questo modo il bisogno di autonomia che per definizione prevede una separazione dall’altro viene ostacolato e la persona non riesce a vivere apprezzando la propria indipendenza  e riscoprendo le proprie risorse.

 

 

Ma… cosa significa essere autonomi e privi di paura? La nostra mente vuole compagnia, vuole la vicinanza anche se a volte è irrazionale e non può ammetterlo con sé stessa.. è più facile accettare la sofferenza di una crisi d’ansia che ammettere il bisogno primario di accudimento e crescita.

 

E quindi, cosa fare per conciliare tutto? E’ necessario innanzi tutto accettare se stessi e i propri sintomi, osservargli come degli amici che non sapevamo di aver invitato a cena, guardare cosa provocano di positivo nella nostra vita, chi grazie a loro ci è accanto e ci tiene la mano. 

 

 

Torniamo al nostro bambino: lui non ha davvero paura del buio, vuole solo i genitori vicini..

Il cambiamento non si creerà lasciandolo piangere in solitudine, ma rassicurandolo sulla vicinanza e l’affetto dei suoi cari. Sarà così che grazie alla sicurezza potrà provare gioia nell’avere un lettino tutto suo … e anche dal suo lettino sarà consapevole di essere amato e protetto in ogni momento.

 

Le stesse difficoltà del bambino le prova anche l’adulto che più o meno in modo consapevole si veste di ansie comunicando all’Altro… “se smettessi di avere paura.. tu lasceresti la mia mano”

 

 

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